Art.6 Obblighi per la PA
La pubblica amministrazione favorisce l’utilizzo, nella propria attività , di programmi per elaboratore elettronico rilasciati con licenza FLOSS.
L’amministrazione regionale, nella scelta dei programmi per elaboratore elettronico necessari alla propria attività , ha l’obbligo di utilizzare prodotti che memorizzano le informazioni su formati aperti. Inoltre tali prodotti devono garantire l’interoperabilità e cioè, per comunicare con altre applicazioni, facciano uso di protocolli, formati e standard aperti.
L’amministrazione regionale, nella scelta dei programmi per elaboratore elettronico necessari alla propria attività , privilegia programmi appartenenti alla categoria del FLOSS.
Nell’acquisizione di prodotti informatici a mezzo gara d’appalto, le PA dovranno redigere capitolati in grado di garantire a tutti la partecipazione e non potranno essere esclusi prodotti a priori. Dovranno essere garantiti meccanismi di comparazione oggettivi ed in grado di valutare il costo totale di possesso, il costo di uscita, la valorizzazione delle competenze tecniche possedute dall’amministrazione, l’interoperabilità intesa per la PA nel suo complesso (dunque uso di formati dei dati e interfacce aperte e standard), l’ interesse di altre amministrazioni al riuso dell’applicazione da realizzare e/o acquistare. Per fare questo la PA dovrà provvedere, nelle gare d’appalto, ad assegnare appositi punteggi che valorizzino i benefici apportati dall’uso di tecnologie FLOSS e di formati e protocolli aperti.
6 October 2006 alle 17:50
Come titolo dell’articolo troverei più adatto qualcosa tipo “Scelta dei programmi da parte della Pubblica Amministrazione”.
19 November 2006 alle 21:14
Prima si parla di obbligo “L’amministrazione regionale, …, ha l’obbligo di utilizzare … formati aperti” e poi si parla di “gara d’appalto … non potranno essere esclusi prodotti a priori”.
Se si impone l’uso di programmi che usano formati aperti, allora di conseguenza si escludono tutti quelli che non ne fanno uso.
Il punto centrale per le PA è quello di ottimizzare le proprie risorse, ridurre i costi ed avere un ottimo livello di servizio. Per poter ottenere tali scopi è necessario, come indicato alla fine, utilizzare tecnologie che permettano il riuso delle risorse e la condivisione delle conoscenze.
Se la PA del comune di Aosta commissiona un software proprietario per realizzare il risultato R perché secondo la valutazione sopra esposta risulta il migliore, allora non potrà fornirlo al comune di Palermo.
Se la PA del comune di Roma commissiona la realizzazione di un software libero che però si basa su un componente proprietario (es. il database da cui attinge i dati), allora tale soluzione sarà poco esportabile in un paesello dove i costi della licenza della parte proprietaria potrebbero non essere affrontabili.
Bisogna partire dal presupposto che tutte le aziende presenti sul mercato possono sviluppare software libero e nessuna è esclusa da una gara d’appalto che impone la realizzazione dell’opera sotto tali criteri: infatti nessuno vieta a microsoft o altra società di implementare o customizzare un software libero.
Di contro è il software proprietario che preclude il suo uso da parte di tutti i fornitori: se io apro un’azienda non posso partecipare a qualsiasi gara o lavoro che adotti qualsiasi software proprietario perché o ho già di mio un capitale elevato per acquistare tutte le licenze necessarie e il tempo per imparare i prodotti non-standard richiesti dal cliente o posso solo non pagare le licenze (agire illegalmente) e fare una lavoro senza avere le necessarie competenze per realizzarlo al meglio o non considerare nemmeno i lavori che impongono l’uso di prodotti a me “sconosciuti” o non “posseduti”.
Questo è dovuto al fatto che fino ad ora tutte le case produttrici di software proprietario hanno utilizzato formati, linguaggi, … incompatibili tra di loro perché non hanno mai seguito gli standard internazionali esistenti.
Io qui imporrei un obbligo forte:
“i nuovi programmi creati/commissionati all’interno di una PA devono essere FLOSS ed i formati aperti, questo per permettere una facile adozione/modifica/integrazione anche da parte di altre PA.
Per il software preesistente per ogni nuova miglioria/funzionalità occorre:
1) valutare l’adozione dei formati aperti
2) l’uso di licenze libere per ogni nuova parte creata”
Inoltre secondo me bisogna imporre degli obblighi stretti sui formati, un po’ come fatto dalla legislazione francese:
”
* Una PA non può fare una migrazione di dati verso un formato non aperto o non standard (qui sarebbe meglio specificare il formato per ogni tipo di applicazione)
* una PA è obbligata ad utilizare formati aperti per ogni nuova applicazione (anche qui è meglio specificare il formato)
* una PA non può rifiutare documenti inviatigli in un formato aperto (anche qui è meglio specificare il formato)
”
Davide Prina